Montaperto    
 
   

 

Su un dorsale collinare che fronteggia a mezzogiorno Montemiletto sorge l'abitato di Montaperto, Comune autonomo all'Unità d'Italia e poi frazione di Montemiletto. Di origine longobarda, Montaperto (il toponimo evoca probabilmente la posizione topograficamente e visivamente dominante) è ricordato per la prima volta in un documento del giugno 979, con cui Ademario, figlio di Sassone, abitante in Montaperto, dà in pegno a Diletto, figlio di Lupo una vigna "cum viridario in loco Curti Gualduli, finibus de Monte aperto[ ...] de una parte fine via antiqua". Il documento è rogato nell' Actum di Montaperto, il che indica che il paese era un'autonoma circoscrizione territoriale amministrativa e giurisdizionale. Nell’aprile 1097 la contessa Altruda (discendente dei conti longobardi di Avellino e moglie di Eriberto, conte normanno di Ariano), signora di Montaperto, donò la chiesa di San Nicola de Cibariis con le sue estese proprietà all’ abbazia della SS. Trinità di Cava. Il secolare dominio cavense durò sino al 1716, quando il principe di Tocco acquisì dagli enfiteuti il feudo rustico di San Nicola de Cibariis (che comprendeva anche la chiesa "diruta"), che nel 1718 egli censuò in vari lotti, con l'obbligo di pagare 700 ducati alla badia. Risorto dopo la distruzione del 1119 e feudo di due "militi" nell'età normanna, nel XIV secolo apparteneva a Cantelma de Cantelmis, ciambellana della regina Sancia, da cui passò a Carlo Artus, conte di Sant' Agata. Carlo III di Durazzo lo concesse al Gran Siniscalco Bartolomeo Tomacelli, nipote del papa Benedetto IX. Nel 1487 apparteneva a Berardino Filangieri, al quale fu sequestrato dagli Spagnoli nel 1528.

 
 

Un documento fiscale spagnolo del 1531 descrive il paese come posto in posizione collinare ("sta situada sobra un collado"), circondato da mura e con un castello semicollabente ("tiene muros y una casa medio ruyna da liamada el Castillo"), per cui la posizione non era strategicamente munita ("no es fuerte"). Anche dal punto di vista demografico ed economico il paese non presentava una situazione favorevole per la povertà dell'agricoltura ("no es tierra muy fertile"), e dei 66 fuochi accatastati esistevano in realtà meno della metà, poiché, evidentemente, il paese aveva fortemente sofferto delle recenti vicende belliche legate all'invasione dei Francesi di Lautrech. Anche il patrimonio feudale era ormai abbastanza ridotto. In effetti, il signore non deteneva più riserva feudale, e senza derrate né canoni di fitto, la rendita del feudo era quindi molto limitata. Il "relevio" (tassa di successione) " del 1559 denunciò infatti appena 306 ducati, saliti a 400 nel 1609. La decadenza di Montaperto nell'età moderna emerge altresì dai dati demografici, che documentano un'assai modesta crescita della popolazione, segno sicuro, questo, di stagnazione economica. I "fuochi" passarono infatti dai 30 del 1446 ai 39 del 1669 ai 51 del 1732 (+70%); le anime, che erano 589 nel 1767, divennero 1.000 nel 1794, 690 nel 1816, 804 nel 1828 e 844 nel 1843 (+43,29%). Venduto ai Pisanelli, il feudo appartenne a questa famiglia sino al 1597, quando fu venduto per 13.700 ducati a Giovan Battista di Tocco, a cui Filippo III permise di permutare il titolo di conte di Montemiletto in quello di conte di Montaperto con diploma del 5 dicembre 1608.

 



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